Pride, intersezionalità e linguaggio inclusivo

Il #PrideMonth si svolge nel mese di giugno perché è dedicato all’affermazione dell’orgoglio LGBTQ+ durante i moti di Stonewall del 1969, momento in cui femminismo e lotta LGBTQ+ erano ancora due movimenti paralleli alla ricerca di diritti: infatti il femminismo degli anni ‘60-80 (che prende il nome di seconda ondata) si batterà per ottenere la vendita della pillola anticoncezionale, la legalizzazione all’aborto e l’estirpazione del delitto d’onore.

Sarà solo negli anni ‘90, con gli strumenti di una terza ondata femminista (queer studies, girl power e movimento sex-positive) che si arriverà a concepire la realizzazione personale, lavorativa e sentimentale come un diritto fondamentale dell’essere umano: uomo, donna o genderqueer che sia.

Questa matrice di inclusività sarà la base su cui si svilupperà il femminismo intersezionale degli ultimi 10 anni: aperto a tutte le differenze di genere, etnia, classe, orientamento sessuale, disabilità. È in questo contesto che si colloca il linguaggio inclusivo, quello che ci sforziamo di utilizzare quando scriviamo i nostri post (ǝз).

Il linguaggio inclusivo è femminista, perché amplia lo spettro di genere. Parlare o scrivere in modo inclusivo è il primo passo per affermare l’esistenza delle minoranze, dei loro diritti, e delle loro libertà.

Con la speranza che sia un mese formativo oltre che di festa e battaglia, vi consigliamo libri e podcast di approfondimento.

📕 Cose spiegate bene. Questioni di un certo genere

🎧 Chi ha incastrato lo schwa- Malalingua #4

🎧 Palisesto Femminista | 34 – Linguaggio inclusivo (con Vera Gheno)

📣 Buon #PrindeMonth a tuttз

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