30 Anni da Capaci

La morte di uno stato, il cimitero di un paese civile

Giovanni Falcone,
Francesca Morvillo
Vito Schifani,
Rocco Dicillo
Antonio Montinaro

La mafia scelse di ucciderli, con la violenza più feroce e nella cieca convinzione che eliminando loro avrebbero
obbligato lo Stato a ritirarsi da questa guerra…ma così non è stato e non sarà mai!

Questa violenza barbarica ed organizzata non fece arrendere lo stato, ma aiutò il popolo a comprendere gli orrori di cui la mafia, ed i suoi affiliati, sono capaci.
Il tremendo sacrificio a cui Falcone, Borsellino ed innumerevolз altrз sono stati sottoposti, hanno lasciato il segno nel nostro paese, un segno di lotta contro la prepotenza e la violenza di cui la mafia, in tutte le sue forme, si fa portatrice.

Dopo 30 anni dall’accaduto, il magistrato Giovanni Falcone, il suo collega il magistrato Paolo Borsellino e
tuttз lз agenti, che hanno dato la vita contro quel mostro che è la mafia, dovrebbero rappresentare un modello di
servitori della giustizia e dello Stato
, racchiudendo i valori fondamentali della Costituzione Italiana.

Oggi tutti ricordano le loro vite e le loro azioni, che avrebbero reso la repubblica più salda ,le
istituzioni più forti e tutti noi unitз
in un duello con la criminalità organizzata.

Vogliamo che questa sia la realtà, che il paese sognato dallз verз martiri della legalità diventi il paese in cui viviamo, un paese senza omertà, senza estorsione, senza corruzione, senza infiltrazioni mafiose. Vogliamo che le nostre istituzioni superino definitivamente le ombre gravissime di cui si sono macchiate in quegli anni, che tutta la nostra classe politica si schieri nelle parole e nei fatti contro la mafia e contro i sistemi mafiosi.

E spetta a noi giovani costruire il paese che loro sognavano, il paese che noi sogniamo.

Il 23 maggio 1992 gli attentatori ingaggiati da ‘cosa nostra’ fecero esplodere l’autostrada A29 (nei pressi di Capaci) alle ore 17:58, uccidendo il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della sua scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.