COMUNICATO: UNIVERSIADI 2025, NOI NON CI STIAMO

Nei giorni scorsi abbiamo appreso che i nostri Atenei, congiuntamente a Regione Piemonte e CUS Torino, intendono formalizzare la candidatura come ospitanti per le universiadi 2025, manifestazione sportiva multidisciplinare corrispondente ai Giochi olimpici, a cui partecipano gli/le atleti/e dalle università del mondo.

Siamo piuttosto perplessi di questa scelta, visto che l’iniziativa ha un costo stimato di più di 50 milioni di euro e ad oggi non esiste nessun documento che spieghi come verrà finanziata e organizzata l’iniziativa. Da parte nostra riteniamo che ad oggi non sussistano le condizioni per perseguire un’impresa del genere. Entrambi gli Atenei, così come la Regione in qualità di ente per il diritto allo studio, hanno sostenuto e dovranno ancora sostenere ingenti spese per fronteggiare l’emergenza covid: apparecchiature informatiche per studenti e docenti, formule di supporto alle famiglie più in difficoltà, proroghe dei contratti per i precari della ricerca.

Atenei e Regione non hanno infatti ancora dato risposte minimamente significative per scongiurare l’abbandono degli studi di tante e tanti, sia in termini di riduzioni della contribuzione e di supporto agli affitti per i/le fuori sede, che in termini di abbassamento dei requisiti del prossimo bando per le borse di studio.

Come si può immaginare un evento di questa portata in una regione che non tutela il diritto allo studio?

Negli ultimi mesi abbiamo posto questi dubbi, ottenendo ampio supporto dei rappresentanti dei docenti e dei tecnici. La partecipazione degli Atenei è stata quindi parzialmente rimessa in discussione: il Politecnico ha già preso l’impegno di subordinare l’adesione alla volontà espressa dal Consiglio di Amministrazione, e speriamo che altrettanto faccia al più presto Unito.

I Rettori in questi giorni ci hanno rassicurato sul fatto che nessuna spesa sarà a carico degli Atenei, ma, ribadiamo, non c’è ad oggi nessun documento che lo certifichi, e se anche ci fosse, nulla vieta che venga chiesto in seguito un finanziamento straordinario. Le universiadi hanno costi incredibilmente variabili: da qualche decina di milioni di quella trentina del 2013, ai più di 250 milioni di quella campana del 2019 – in cui peraltro sono state fatte scelte poco tutelanti nei confronti delle e degli studenti, allontanati dalle loro residenze per far pernottare gli atleti o impiegati come volontari per l’evento- ed è piuttosto complicato stimare a priori quali saranno gli effettivi esborsi. Si rischia che a “metà strada” il denaro inizi a mancare, ed a quel punto si può solo pagare il restante o doverla annullare perdendo gli investimenti sostenuti. E’ esattamente ciò che è accaduto a Maribor nel 2013, sostituita poi da Trento; ma anche nella stessa Torino nel corso dei CNU 2000 (una versione “in piccolo” delle Universiadi), nel corso dei quali il CUS si ritrovò a chiedere un finanziamento straordinario di 150 milioni di lire a valere sui fondi per il welfare degli studenti degli Atenei (quelli che oggi si usano, ad esempio, per gli abbonamenti Musei e GTT).

Università di Torino e Politecnico hanno peraltro il dovere di organizzare degli eventi che abbiano un’ampia valenza scientifica e culturale e diano un positivo impatto sul territorio. Com’è possibile effettuare una cosa del genere, se a poche settimane dalla formalizzazione della candidatura all’interno degli Atenei non c’è stato letteralmente nessun passaggio? Gli eventuali vantaggi in termini di infrastrutture, in primis residenze universitarie, non possono costituire di per sé il giustificativo di una manifestazione di tale entità. Se si volesse investire sul serio in residenzialità universitaria basterebbe un accordo tra Regione ed Atenei! A parità di costi si potrebbe sostanzialmente risolvere, peraltro in tempi ben più brevi, l’annoso problema dei e delle 4’000 borsisti EDISU idonei non beneficiari di posto letto ogni anno.

Lo ricordiamo infine: non c’è sostanzialmente nessuna grande opera o manifestazione che venga presentata come dispendiosa, con scarse ricadute, con costi variabili. In fase di progettazione la realtà è sempre rosea, a pagare è sempre qualcun altro, si creano posti di lavoro ed infrastrutture ed i ricavi superano sempre i costi. Sappiamo tutti perfettamente che spesso e volentieri la situazione non è questa, e che talvolta per ripianare i “debiti dei giochi” si devono svendere le stesse infrastrutture per cui ci si è indebitati (si pensi alla residenza del Lingotto).

Per tutte queste ragioni, il nostro parere non potrà che essere negativo; lo sport per noi non dev’essere un’attività su cui speculare, ma un’occasione per stare assieme, per stare meglio e per divertirsi, tutti i giorni. Lo sport dovrebbe poter essere parte integrante della vita delle e degli studenti, ma siamo ancora lontani da un reale accesso allo sport per le e gli studenti universitari in Piemonte. Organizzare un evento di questo tipo, in un periodo in cui la totalità delle risorse umane ed economiche dovrebbe essere concentrata sulla gestione dell’emergenza, vorrebbe dire non rendersi conto della gravità della situazione in cui si trovano molte e molti studenti e in cui probabilmente si troveranno anche le università e la Regione, se non investiranno in diritto allo studio.

Collettivo Alter.POLIS
SI Studenti Indipendenti