CITTA’ UNIVERSITARIA O S.P.A. DELL’ISTRUZIONE? I 16 MILIONI DEL BANDO MINISTERIALE SUBITO IN SERVIZI E RESIDENZE!

Alcune settimane fa, con l’obiettivo di garantire una didattica equa per tutti gli studenti, indipendentemente dai disagi sanitari ed economici di ciascuno, il Politecnico ha deciso di erogare online tutta la didattica, gli esami, le procedure di carriera del prossimo anno accademico.

Fin poco dopo la decisione, i giornali, le mailing list, i forum di discussione, si sono riempiti di critiche più o meno velate sull’opportunità di tale scelta, non per le ragioni didattiche, ma per l’impatto economico sul territorio: come farà Torino senza gli studenti? Quale sarà l’impatto sul mercato immobiliare? Quale sarà il mancato gettito per la città?

In questa imbarazzante situazione, fino a poco fa, il nostro Ateneo aveva mantenuto un ruolo terzo e professionalmente coerente, cercando, nella pratica, di garantire la soluzione didattica migliore possibile per tutti.

A questo punto, tuttavia, ci sembra che stia uscendo un po’ dal seminato.

In primis rispetto alle modalità d’esame, su cui, senza alcun tipo di discussione negli organi, è stato definito che gli studenti online avranno un regolamento differente da quelli in presenza. Per arrivare alla didattica, di cui le politiche di ripartenza sono ormai come le scale di Harry Potter. In ciascuna riunione vengono presentati elementi a volte totalmente difformi dalla precedente. Inizialmente le attività in presenza dovevano essere un mero “contatto con la realtà” per gli studenti, magari Torinesi, che si fossero trovati incidentalmente in città. Immediatamente dopo sono state sdoganate le esercitazioni, le revisioni; con garanzie verbali ma ancora nessuna riflessione operativa sulla possibilità di renderle speculari online. Ora si dichiara che ripartiranno anche le lezioni (nonostante diverse rappresentanze dei docenti abbiano già chiarito di voler svolgere una forma di didattica sola, e pertanto faranno solo online).

Siamo oggi arrivati ad un sondaggio inviato dal Rettore, che con roboanti toni fa presagire una ripartenza ben più “hard” del previsto, suggerendo che la parte online è solo il ripiego con cui si servirà “al meglio possibile” coloro che proprio non potranno venire in presenza.

Tale sondaggio era stato sì preannunciato, ma nei termini in cui, per singoli corsi, singole attività, si sarebbe vagliata la possibilità di fare dei momenti in presenza. Di un sondaggio plenario, e peraltro evidentemente tendenzioso in favore dell’opzione “in presenza”, nessuno sapeva nulla: è l’ennesimo elemento fatto “di nascosto”, senza coinvolgere gli organi di Ateneo.

A questo punto chiariamo due cose:

1) Il Politecnico si è preso il formale impegno di garantire una didattica online di piena qualità, e ciò si deve tradurre in un fattivo lavoro per riportare nell’online tutto ciò che accade in presenza. Non accetteremo che si dica, come fino a pochi giorni fa sulla sessione estiva, “è stato fatto il possibile”.

2) Serve un’immediata politica di investimenti affinché la scelta di seguire in presenza online sia vera, e non dovuta alla condizione economica degli studenti. Un’università che relega i suoi studenti più in difficoltà a seguire da casa perché incapaci di pagarsi un affitto non fa per noi. Il nostro Ateneo si appresta a partecipare ad un bando ministeriale per opere edilizie, di cui si stima un apporto di 16 milioni. Si stanzi subito quella cifra per la costruzione di nuovi spazi destinati alla didattica e soprattutto di nuove residenze universitarie pubbliche che ospitino i 4’000 borsisti, ad oggi senza posto letto, e contribuiscano a calmierare il prezzo del mercato.

La nostra componente è stata compatta nella protesta per ottenere tutele nella sessione estiva: senza garanzie, siamo pronti a mobilitarci anche per il diritto allo studio.

Collettivo Alter.POLIS