Stop ai rapporti con la Turchia di Erdogan!

In seguito all’aggressione al Rojava da parte della Turchia di Erdogan, noi e Si Studenti Indipendenti chiederemo la sospensione di tutti i rapporti con gli atenei turchi e con le aziende che detengono degli interessi in Turchia. Abbiamo l’occasione di far si che la nostra comunità accademica si schieri dalla parte dei diritti, della giustizia e della libertà!

Dopo l’immagine dell’articolo, il testo che verrà discusso nel Senato Accademico del 14 ottobre 2019.

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Il Senato Accademico del Politecnico di Torino esprime piena solidarietà al popolo del Kurdistan siriano. Quello che sta accadendo in queste ore è annoverabile come l’ennesimo genocidio, nel triste silenzio dei paesi occidentali.

Il governo Turco a guida Erdogan, che ha portato nuove ondate di intolleranza, disprezzo per la democrazia e l’ambiente, nonché violazioni di diritti fondamentali dell’individuo come la libertà di pensiero ed espressione, ha avviato una campagna militare di invasione della regione del Kurdistan siriano, una zona abitata da un popolo che lotta da secoli contro l’oppressione e l’annientamento, portando avanti una delle esperienze politiche più significative degli ultimi anni: il confederalismo democratico del Rojava.

Questo gesto atroce, perpetrato anche tramite l’arruolamento di ex Jihadisti provenienti da Al-Qaeda, ed operato nella connivenza della comunità internazionale ha risvegliato un forte sentimento di solidarietà nell’animo di molte persone. Frutto anche del progressismo che questo autogoverno ha dimostrato di saper adottare: partendo dal femminismo, con un forte protagonismo delle donne nella politica di governo territoriale quanto nella difesa di esse stesse con l’operato delle YPJ, passando per la gestione della cosa pubblica e per la matrice ecologista. Un’esperienza che è stata difesa, anche da tante e tanti volontar* da ogni parte del mondo, in uno spirito di solidarietà internazionale fra popoli che sfida il ritorno dei nazionalismi a cui stiamo assistendo negli ultimi anni.

Il Politecnico di Torino, prendendosi la responsabilità di schierarsi dalla parte dei diritti, della giustizia e della libertà, risponde all’appello di solidarietà alla comunità accademica internazionale delle università di Kobane e del Rojava, rifiutandosi di risultare osservatore silente ed indifferente della questione.

Considerate tutte le premesse, il Politecnico di Torino dispone:

● L’immediata sospensione di qualsiasi rapporto con le università Turche compiacenti col governo di Erdogan, a livello di scambi internazionali, di attività di spin-off, di gruppi di ricerca e in qualsiasi altra forma, a livello di Ateneo, di dipartimenti o di singoli docenti o ricercatori;
Di farsi carico di promuovere questo appello con ogni canale a disposizione presso gli atenei italiani ed esteri;
Che il Rettore si faccia carico di promuovere una presa di posizione netta
e fattiva in questo senso presso la Conferenza dei Rettori;
● Di avere particolare riguardo, in termini di reclutamento di personale
docente e di ricerca e di accoglimento di studenti esteri, verso tutti coloro
che si trovano sotto la minaccia del governo turco, sia a causa
dell’invasione dei territori curdi sia per la soppressione della libertà di
dissenso, di ricerca e di insegnamento nel territorio turco;
● L’interruzione immediata di qualsiasi rapporto e finanziamento da imprese che detengono interessi in Turchia, sia per la commercializzazione di prodotti nel territorio turco che per il possesso di asset di aziende turche.

La parola “Università” indica nella sua essenza una vocazione ad abbracciare la vita di ogni persona di questo mondo. Il sapere, l’attività di ricerca, di studio e di insegnamento che svolgiamo non ha nessun valore trasformativo se non c’è la capacità di alzare la testa e la voce contro i peggiori nemici che abbiamo: l’oscurantismo religioso, il tradizionalismo come metodo di oppressione, la dittatura e le guerre che impediscono il dialogo fra popoli e lo scambio di idee oltre le frontiere, l’annichilimento delle culture. Il sapere è chiamato a collocarsi dalla parte giusta della storia.