19 aprile 2017

Cinque proposte per una migliore organizzazione della didattica

Nei primi mesi del 2017, dopo un lungo percorso di elaborazione e confronto, abbiamo presentato agli Organi di Governo il documento “Cinque proposte per una migliore organizzazione della didattica”.

Partendo dai dati sui tempi medi impiegati per laurearsi nel nostro Ateneo (4,1 anni per la laurea di primo livello e 2,7 per quella magistrale), siamo riusciti ad individuare cinque proposte concrete che renderebbero la didattica più a misura di studente di quanto non lo sia oggi. La soluzione è a nostro parere a portata di mano, e necessita della volontà politica dell’Ateneo: le nostre proposte sono state messe sul piatto, e sono state discusse al Senato Accademico.

La discussione si è sviluppata in maniera costruttiva, con il riconoscimento che gli attuali tempi richiesti per conseguire i titoli siano un problema da affrontare tutti assieme. Ora la palla è passata alla Commissione Istruttoria, dove risiedono i Coordinatori dei Collegi, cioè coloro che si occupano in prima persona dell’organizzazione della didattica al Poli. Le proposte dovranno essere analizzate in dettaglio e verrà fornito un parere al riguardo.

L’offerta formativa garantita dal nostro Ateneo è una delle migliori a livello nazionale nell’ambito delle Università tecniche. Tuttavia alcuni aspetti legati all’organizzazione della didattica e dei momenti di valutazione dell’apprendimento tendono ad ostacolare il percorso formativo di molti studenti, dilatando i tempi di conseguimento della laurea ed aggiungendo ulteriori difficoltà a un percorso di studi di per sé già molto impegnativo.
Osservando i dati raccolti da Almalaurea e riferiti all’a.a. 2015/2016 rileviamo che in media il tempo necessario per il conseguimento della laurea è pari a 4,1 anni per la laurea di primo livello ed a 2,7 anni per la laurea di secondo livello. Sebbene questo dato sia in linea con quello dei corsi di studio delle aree di Ingegneria ed Architettura in molti Atenei italiani, siamo convinti che il nostro Ateneo debba interrogarsi ugualmente sugli strumenti da adottare e sulle azioni da intraprendere per ridurre il ritardo nel conseguimento della laurea, escludendo ovviamente qualsiasi intervento che comporti una riduzione della qualità dell’offerta formativa o una contrazione dei contenuti degli insegnamenti erogati.
Nel corso di questi anni abbiamo avuto modo di condividere con gli studenti che rappresentiamo un’analisi dell’attuale condizione che ci ha portato ad elaborare le cinque proposte illustrate nel presente documento.
Si tratta di cinque proposte che hanno l’obiettivo di orientare l’attuale modello di organizzazione della didattica verso soluzioni maggiormente conformi alle esigenze degli studenti, senza ignorare i problemi relativi alla disponibilità di spazi e del lavoro svolto dai professori, ricercatori, assegnisti e dottorandi impegnati nell’erogazione degli insegnamenti e nella valutazione degli studenti.

 

– PROPOSTA 1-

AUMENTO DEL NUMERO DEGLI APPELLI D’ESAME
Tra le criticità che abbiamo analizzato riteniamo che in particolare l’attuale organizzazione delle sessioni d’esame costituisca per molti studenti un ostacolo che frena il percorso di studi. Secondo quanto previsto nel calendario accademico, i giorni utili per sostenere gli esami sono:
• 30 per le sessioni invernali ed estive che si svolgono a conclusione di un periodo didattico nel quale vengono erogati mediamente quattro insegnamenti, per i quali sono previsti due appelli per insegnamento; la prima settimana è inoltre dedicata agli esami del semestre precedente, per cui gli appelli disponibili (escludendo le eventuali prove orali) sono in verità concentrati in circa 25 giorni;
• 15 per la sessione di settembre intesa come sessione di “recupero” e nella quale è previsto un solo appello per ogni insegnamento in debito di esame.
Questi ritmi inevitabilmente generano situazioni in cui in una sola settimana uno studente debba sostenere più esami, talvolta previsti in due giorni successivi, oppure in cui venga nei fatti negata la possibilità di sostenere un esame dell’anno precedente a causa di sovrapposizioni, oggettivamente difficili da evitare per cause logistiche.
In queste condizioni risulta molto difficile recuperare gli esami non superati in precedenza e riallineare la propria carriera rispetto a quanto previsto a livello curriculare. Riteniamo pertanto che questo problema sia effettivamente uno dei principali motivi che determinano il ritardo nel conseguimento della laurea, costringendo molti studenti a posticipare al termine del triennio il recupero di esami non superati in itinere.
A nostro avviso anche la distribuzione temporale delle sessioni d’esame non agevola il recupero degli esami non superati: se uno studente non raggiunge la sufficienza per un insegnamento nella sessione invernale deve attendere fino a giugno-luglio prima di avere nuovamente la possibilità di sostenere l’esame. Nel caso dei laureandi questo ritardo comporta un aggravio sulla contribuzione studentesca e forti difficoltà per l’iscrizione a corsi di livello successivo presso Atenei stranieri.
In merito a questo problema ricordiamo che la “Carta dei Diritti degli Studenti” approvata dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), organo consultivo del MIUR, nell’adunanza dell’8 settembre 2011, al comma 1 dell’articolo 3 (“Modalità d’esame e valutazione”) prevede quanto segue:

“Per ogni anno accademico per ciascun insegnamento ogni studente ha diritto ad un numero minimo di 7 appelli e ad un ulteriore appello straordinario per gli studenti fuori corso.”

Nel nostro Ateneo sono attualmente garantiti soltanto quattro appelli annuali: la metà rispetto a quanto richiesto nella sopra citata Carta, ma anche un numero inferiore a quello assicurato nella maggioranza degli altri Atenei.
Un incremento del numero degli appelli è dal nostro punto di vista assolutamente necessario, ma nel presente documento non vogliamo limitarci a riportare una rivendicazione senza curarci delle complessità organizzative e logistiche che un suo accoglimento comporterebbe, ma intendiamo entrare nel merito della soluzione proposta.
Riteniamo che per venire incontro a questa richiesta in modo efficace sia necessario istituire delle nuove sessioni d’esame invece che inserire nuovi appelli nelle sessioni esistenti. Queste nuove sessioni d’esame avrebbero la funzione di consentire agli studenti la possibilità di sostenere almeno un esame non conseguito nelle sessioni precedenti, ma anche l’opportunità di organizzare in maniera diversa, secondo le capacità di ciascuno, lo studio finalizzato al superamento degli esami nelle sessioni attualmente previste.
Crediamo che la migliore collocazione per queste nuove sessioni d’esame sia a metà di ciascuno dei due semestri: non riteniamo che la presenza di una sessione d’esame in un periodo in cui si svolgono lezioni possa rappresentare un problema, anzi siamo convinti che sia la scelta più utile per gli studenti. Si consideri che se uno studente intende conseguire un esame non superato nelle precedenti sessioni, deve comunque seguire i nuovi corsi e parallelamente studiare per l’esame che si propone di recuperare: è evidente
che trascurare per mesi lo studio di una materia comporta il rischio di non giungere alla data dell’esame con la giusta preparazione.
Abbiamo provato a strutturare operativamente due soluzioni alternative per introdurre queste due nuove sessioni all’interno dei due periodi didattici.
1) La prima proposta consiste nell’introduzione di due nuove sessioni d’esame della durata di 1 o 2 settimane ciascuna a metà di ogni semestre. Ciò comporterebbe la sospensione della didattica per 1 o 2 settimane nel mese di novembre e nel mese di aprile ed una conseguente riorganizzazione del calendario accademico.
2) Con la seconda proposta, per evitare la sospensione della didattica prevista nella prima, si propone di calendarizzare gli appelli d’esame al sabato, in maniera distribuita durante i mesi di novembre ed aprile: in questo modo non sarebbe necessaria una revisione strutturale del calendario accademico che incida sulla distribuzione delle ore di lezione nel corso del semestre e sulle date di inizio/fine dei corsi. Inoltre i problemi connessi alla disponibilità delle aule risulterebbero significativamente ridotti poichè sabato non sono previste lezioni. Per facilitare questa possibilità dal punto di vista logistico si potrebbe prevedere che un docente titolare di più corsi, laddove il numero degli iscritti lo consenta, possa svolgere differenti esami contemporaneamente nelle stesse aule.

– PROPOSTA 2 –

REGOLAMENTAZIONE DEGLI ESAMI PARZIALI
Il programma di alcuni insegnamenti si presterebbe alla possibilità di svolgere degli esami parziali su parte dei contenuti trattati durante le lezioni, prima della conclusione del corso.
Può essere assunto come esempio, in quanto caso particolarmente evidente, il corso di “Elettrotecnica e macchine elettriche”: le due parti del corso non vengono svolte parallelamente ma una di seguito all’altra, dal momento che i concetti riguardanti l’elettrotecnica sono propedeutici ed essenziali per poter affrontare lo studio delle macchine elettriche. Allo stesso tempo le due parti vengono valutate in modo indipendente l’una dall’altra perchè per il superamento dell’esame è necessario raggiungere la sufficienza in entrambe le parti. Per insegnamenti organizzati in questo modo, o che comunque prevedono una successione di argomenti distinti e che consentirebbero una valutazione indipendente per ciascuno di essi, la possibilità di sostenere esami parziali potrebbe rivelarsi molto utile, in particolare perchè consentirebbe agli studenti di distribuire in modo più equilibrato il carico di studio nel corso del periodo didattico. Istituire e regolamentare opportunamente questa possibilità, intesa come opzione facoltativa a cui gli studenti possono accedere su base volontaria, prevedendo in ogni caso che il momento ufficiale e definitivo di valutazione del corso sia l’esame, rappresenterebbe senza dubbio un vantaggio per gli studenti, senza per questo incidere negativamente sulla quantità o sulla complessità del programma oggetto di valutazione.

– PROPOSTA 3 –

RIAPERTURA DEL CARICO DIDATTICO TRA I E II PERIODO
Oltre al problema relativo al numero degli appelli, un’altra questione di primaria importanza riguarda l’impossibilità di intervenire con una modifica del carico didattico a metà dell’anno accademico. Attualmente la procedura relativa al carico didattico può essere effettuata solo nel mese di settembre, a conclusione della sessione d’esami, tenendo dunque conto degli esami superati nel precedente anno accademico.
Come già avviene in altri Atenei, tra i quali l’Università degli Studi di Torino, riteniamo che sia importante introdurre la possibilità di riaprire il carico didattico tra I e II periodo didattico, in modo da permettere agli studenti che al termine della sessione invernale hanno superato degli esami (e quindi “sbloccato” dei CFU) di inserire nel proprio carico didattico esami che a settembre risultavano in overbooking. In questo modo lo studente risulterebbe regolarmente iscritto a quegli insegnamenti e potrebbe sostenere il relativo esame a conclusione del corso.
Riteniamo che consentire la riapertura del carico didattico nel corso dell’anno accademico sia utile già ora, con l’attuale organizzazione della didattica, ma che diventi fondamentale nel momento in cui siano accolte le nostre richieste espresse nei paragrafi precedenti. Se così non fosse, la scelta di inserire ulteriori sessioni durante l’anno per agevolare il recupero di esami non superati verrebbe ostacolata dal blocco dell’overbooking che obbligherebbe comunque lo studente a posticipare la frequenza di un corso di un anno.

– PROPOSTA 4 –

INDICAZIONI OPERATIVE PER I COLLEGI
Riteniamo opportuno che da parte degli organi centrali siano formulate delle linee guida per indirizzare verso alcune buone pratiche le scelte compiute nell’ambito dei singoli Collegi. Crediamo sia fondamentale che la pubblicazione delle date degli esami sia effettuata in tempo utile per permettere agli studenti di organizzare al meglio il proprio tempo ed i propri programmi di studio in vista della sessione esami. Siamo consapevoli del fatto che spesso questi ritardi non sono dovuti ad una cattiva organizzazione da parte dei Collegi, quanto più all’attesa delle riunioni organizzate dall’amministrazione centrale per l’assegnazione degli spazi e solitamente convocate nelle prime settimane di novembre.
Comprendiamo inoltre che l’assegnazione degli spazi non è un’operazione facile considerando le criticità strutturali del nostro Ateneo dal punto di vista della disponibilità di aule. Riteniamo in ogni caso che debba essere accordata la massima priorità alla pubblicazione delle date della sessione invernale: per quanto riguarda le sessioni estiva ed autunnale, invece, ricevere più tardi (comunque prima di fine marzo) le date degli appelli comporta senza dubbio disagi di ordine minore per gli studenti.
Opinione comune tra gli studenti è che risulta maggiormente gravoso sostenere gli esami nel pomeriggio e questo incide spesso anche sul rendimento. Chiediamo pertanto che gli esami di durata superiore a 2 ore e mezza non siano fissati nella fascia oraria che ha inizio alle ore 16.
Riteniamo da ultimo che i rappresentanti degli studenti nei Collegi debbano essere maggiormente coinvolti nel processo di calendarizzazione degli esami, sia resa loro nota la proposta di distribuzione degli appelli prima della sua approvazione definitiva e siano presi in considerazione eventuali suggerimenti e segnalazioni: crediamo che la tutela degli studenti debba passare innanzitutto attraverso l’azione dei loro rappresentanti al livello istituzionale più prossimo, ma questi devono essere posti nelle condizioni di intervenire in questo processo.

– UN’ULTIMA OSSERVAZIONE GENERALE –

RAPPORTO ORE/CFU E QUALITÀ DELLA DIDATTICA
In merito a questo argomento, che abbiamo molto a cuore, desideriamo esprimere in modo esplicito una nostra posizione circa la particolare situazione del nostro Ateneo in merito al rapporto ore/CFU. Secondo la normativa vigente 1 CFU corrisponde a 25 ore di lavoro totale, che possono essere suddivise tra didattica assistita e studio individuale secondo una proporzione variabile a discrezione dei singoli Atenei. In media nel Paese le ore di didattica assistita sono 7/8 per ogni CFU mentre al Politecnico sono 10, con eventuali eccezioni legate ad ore aggiuntive per laboratori ed esercitazioni.
Siamo fermamente convinti che questo fatto, assieme alle elevate capacità didattiche della maggioranza dei nostri docenti, costituisca uno dei motivi per i quali il nostro Ateneo ha una posizione di spicco nel panorama nazionale ed internazionale. Riteniamo quindi che l’elevato rapporto ore/cfu, che si rispecchia in un’offerta formativa di alto livello, sia da intendere come una ricchezza da preservare.
Siamo coscienti del fatto che altrove parte dei programmi didattici non venga presentata a lezione, ma fatti svolgere in autonomia agli studenti, e che offrire più ore di didattica comporti costi più alti. Tuttavia, a prescindere dagli argomenti trattati, riteniamo che si debba continuare su questo percorso virtuoso e chiediamo di non rinunciare a questa ricchezza, che può continuare a far fare la differenza al Politecnico e ai suoi studenti nel panorama internazionale.