Una visione Nazionale

Noi di Alter.POLIS crediamo che la nostra attività politica non possa fermarsi a quello che si possa ottenere tra le mura del nostro Ateneo. Per questo ci relazioniamo con altre realtà che condividono i nostri principi e che sono anch’esse indipendenti da partiti, sindacati e organizzazioni religiose. Questo tipo di relazione con Link Coordinamento Universitario e Rete della Conoscenza, ci ha portato nel corso degli anni a partecipare a tante campagne di rivendicazione nazionale su tantissimi temi, dal diritto allo studio (Legge di iniziativa popolare “All-in”) ai finanziamenti.  Per la prima volta, nel 2019, abbiamo eletto uno studente del Politecnico come rappresentante nel Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), al fine di portare la nostra voce anche nelle stanze del Ministero.

Verso la gratuità dell’istruzione

La pandemia globale ha avuto pesanti ripercussioni anche sul piano economico delle nostre famiglie. Se già prima della crisi economica in corso di tutto questo il nostro paese certo non brillava per accessibilità, avendo una delle tassazioni più elevate a fronte di una delle più basse percentuali di borse di studio erogate, ora la situazione non può che essere peggiorata. Noi continuiamo a credere che l’orizzonte politico del nostro sistema universitario debba rimanere quello della gratuità, con uno spostamento totale del finanziamento delle università sulla fiscalità generale. Questo perché crediamo profondamente nella centralità dell’istruzione per lo sviluppo della nostra società e nel valore sociale dell’istruzione stessa: ogni singolo cittadino che prosegue gli studi produce un vantaggio all’intera collettività, sotto un infinito numero di punti di vista. Utopia? Certo che no, dato che si tratta della realtà di molti paesi europei (come la Germania post crisi 2008). 

Una simile misura non può, però, essere completamente a carico dei singoli Atenei, ma deve essere accompagnata da un adeguato finanziamento statale. Un importante passo avanti è senza dubbio rappresentato dalla No-Tax area, inizialmente istituita con ridicole soglie di reddito ma ampliata nel Decreto Rilancio del 2020. Nelle prime versioni del PNRR era previsto un ulteriore stanziamento per l’ampliamento della No-Tax area, ma questa misura è sparita nella versione definitiva, parallelamente al dimezzamento dei finanziamenti complessivi per il diritto allo studio. Una scelta inaccettabile in un momento simile!

Un vero diritto allo studio

Nel nostro paese, infatti, è ancora presente il problema degli idonei non beneficiari, ovvero studenti con tutti i requisiti per ottenere delle forme di sostegno economico, ma che non ricevono nulla a causa della penuria di fondi. Il problema è ancor più rilevante quando si parla di residenze universitarie: l’Italia non investe cifre importanti in residenzialità universitaria da molto tempo, con la naturale conseguenza che solo una piccola parte degli aventi diritto ottiene un posto letto. Gli altri, saranno costretti ad affidarsi al mercato privato, pieno di speculatori che cercano il profitto sulla disperazione e le necessità degli studenti fuori sede. Vogliamo un vero piano di edilizia pubblica adeguatamente finanziato, che si prefigga di soddisfare tutte le necessità studentesche, senza diventare il banchetto perfetto per i soliti costruttori.

Pieno rifinanziamento del sistema universitario nazionale

Il nostro sistema universitario, richiede un generale rifinanziamento, perché le condizioni della didattica e della ricerca nel nostro paese sono sotto gli occhi di tutti. Non basta però un aumento dei fondi: serve liberarsi di tutte quelle dinamiche competitive che, nel corso degli ultimi anni, hanno portato ad un imponente travaso di risorse dagli atenei del sud agli atenei del nord. La volontà di costruire un sistema basato su “università di serie A” e “università di serie B”, rischia di desertificare interi territori, dando il colpo di grazia ai sogni di intere generazioni. Come spesso accade, il merito altro non è che la foglia di fico di una riduzione dei finanziamenti: la valorizzazione delle eccellenze non può e non deve venire a discapito di una sempre più ampia diffusione di conoscenza, obiettivo fondamentale di un sistema universitario pubblico nazionale. Questo obiettivo è in netto contrasto con lo sbocciare dei numeri chiusi in tantissimi corsi di studio: di fronte ai limiti fisici di spazi e personale la risposta non può essere la riduzione della componente studentesca!

Libertà di didattica e ricerca

Da sempre ci battiamo contro l’aziendalizzazione del sapere, perché le Università sono le uniche istituzioni in grado di traghettare il paese verso il futuro con un orizzonte di medio-lungo periodo. Non possiamo permetterci che la didattica e la ricerca si pieghino alle necessità del mercato, basate unicamente sull’immediata ricerca di profitto. Un elemento non da poco, inoltre, riguarda i temi etici: la comunità accademiche, specialmente di università tecniche come la nostra, dovrebbero interrogarsi sugli effetti e le ricadute dei prodotti della ricerca. È giusto continuare ad affinare le tecnologie estrattive dei combustibili fossili, per conto delle grandi multinazionali del petrolio? È giusto sviluppare tecnologie militari per conto delle grandi aziende produttrici di armi, che diffondono guerra e distruzione in tutto il mondo? Un aspetto non meno importante, riguarda la dignità della classe lavoratrice: occorre superare il precariato sistemico e le continue esternalizzazioni. 

Il sapere deve essere la locomotiva del nostro Paese, rendendo la società sempre più giusta, acculturata, tecnologica e consapevole.

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