“Giovani talenti” e la loro tassazione

Nel CdA di ieri è stata approvata la prosecuzione del progetto “Giovani Talenti” anche per gli immatricolati nel 19/20. Rispetto agli anni passati c’è una novità sostanziale: la fondazione CRT, che da sempre ne copriva i costi, ha comunicato al Politecnico di voler interrompere il finanziamento su questo progetto. Il triennio che parte il prossimo anno sarà interamente finanziato tramite gli avanzi degli scorsi anni: abbiamo quindi votato a favore perché continuerà a non gravare sul bilancio di Ateneo.

Per quanto riguarda i prossimi anni, però, abbiamo richiesto una valutazione approfondita e dettagliata: il percorso Talenti è nato su progetto di un privato, che ne ha dettato le “regole” e concesso i finanziamenti. Nel momento in cui “chi paga” diventa lo Stato, non è ammissibile che venga copiato tout court il percorso precedente. Il mancato rinnovo del finanziamento deve imporre al nostro ateneo una profonda riflessione sull’opportunità o meno di finanziare autonomamente (quindi con soldi pubblici) questo percorso. A maggior ragione visto che in questi anni non è mai stata fatta una approfondita analisi sull’impostazione di tutto il progetto.

La delibera prevede inoltre che lo sconto sulle tasse per i Talenti, che ad oggi è pari a 1.500€, venga esteso all’intero importo della contribuzione. In sostanza per i talenti con redditi bassi e medi non cambierà nulla, mentre gli studenti con ISEE più elevato pagheranno ancora meno. Prima del provvedimento un “giovane talento” con ISEE pari o superiore a 85.000€ pagava come un “non-talento” con ISEE pari a 35.000€. Ora pagherà zero.

Riteniamo poco equo questo provvedimento, perché di fatto comporta un investimento di decine di migliaia di euro (potenzialmente centinaia) per dare un ulteriore sconto a studenti che già versano in situazioni economiche certamente non svantaggiate.

La cosa ancora più ingiusta è che tale riduzione verrà pagata con soldi pubblici e in forma di “riduzione tasse”: ovvero da tutti gli altri studenti.

In linea di principio troviamo molto sbagliato collegare il rendimento accademico alla tassazione, perché è un meccanismo che finisce per incrementare le disuguaglianze, invece di ridurle. Durante la discussione nell’organo, essendo stati gli unici a votare contro la modifica della tassazione, abbiamo proposto una mozione: coprire questo ulteriore sconto sulle tasse con gli accantonamenti dei fondi privati avanzati dagli scorsi anni. Il Rettore, nonostante una condivisione delle nostre perplessità (che certamente apprezziamo), non ha però ritenuto opportuno mettere in votazione la nostra mozione.

Siamo profondamente contrari ad investire soldi pubblici in un’azione di questo tipo che sconta migliaia di euro a pochissimi studenti in condizioni economiche sicuramente non disagiate. Per quanto si parli di importi non particolarmente rilevanti, riteniamo più opportuno sfruttare questi fondi per ridurre la tassazione in maniera progressiva.

Non riteniamo corretto portare avanti un provvedimento simile “anche per rispettare più facilmente i tetti di legge massimi sulla tassazione”. Gli introiti dovuti alla tassazione studentesca, infatti, non devono superare il 20% della quota FFO (il finanziamento statale agli Atenei). Mascherare dei premi per ipermerito come riduzione della “pressione fiscale” sugli studenti è uno schiaffo a tutti quegli studenti che ancora non possono permettersi di studiare per problemi economici. Inoltre, rischia di aprire la strada a possibili aumenti su altri studenti (ma per fortuna questo non è ancora avvenuto). È vero che abbiamo la NO-TAX area più estesa d’Italia e un sistema di welfare molto avanzato (come il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico), ma ancora tante categorie di studenti versano in condizioni di difficoltà. Avessimo già raggiunto l’obiettivo della gratuità dell’istruzione potremmo anche discutere sull’aumentare da 1.500€ a 2.500€ lo sconto tasse per gli studenti abbienti e meritevoli, ma purtroppo la nostra realtà è ancora molto diversa.

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